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Spiagge libere in Liguria: la battaglia di Adiconsum

Dal 2007 vanno avanti le iniziative di Adiconsum Liguria per dotare gli arenili di spiagge libere, accessi, rendere percorribile la battigia e non solo. L’associazione lotta affinchè i singoli comuni riqualifichino i loro litorali oggetto di cementificazioni selvagge, costruzioni disomogenee ed incoerenti, barriere alla percorribilità (bisognerebbe riportare gli stabilimenti balneari, specialmente dove c’è poco arenile, a essere scarni, con strutture amovibili, con cannocchiali di vista, eliminando nei casi di limitatezza campetti di calcio e tennis, molte volte si replicano situazioni tipo condominio).

Genova – spiaggia e litorale – balneazione – Vernazzola

L’azione di Adiconsum, con rilievo mediatico iniziale, ha contribuito alla Legge Regionale che sancisce che almeno il 40% del litorale fruibile e balneabile sia destinato a “spiagge libere e attrezzate” (e che le attrezzate non siano nei fatti un simil stabilimento). Questo però non sempre avviene, soprattutto a Genova, che vede il suo fronte città con poche spiagge libere e uno scempio di “libera architettura”.

L’associazione non ha iniziato questa “battaglia” per sovvertire una pessima politica che ha portato in Italia ad un eccesso di concessioni a discapito della libera fruizione (e questo l’aveva già affermato il Consiglio di Stato nel 1972). Il Codice della navigazione prevedeva concessioni mediamente di 6 anni rinnovabili, ma il meccanismo consentiva la perpetrazione delle stesse. Perciò negli anni il sistema si è ossificato e di fatto un bene demaniale è diventato privato, con pagamento di oneri concessori ridicoli, che solo ultimamente sono stati rivisti e solo in parte attuati, lasciando comunque il rendimento sperequato rispetto ai canoni.

Adiconsum ha iniziato un faticoso percorso, dopo l’approvazione della legge, cozzando subito con gli aspetti degli assetti/insistenze  e perpetuazione concessioni. La legge regionale pone gli indirizzi e legittima i piani Proud predisposti dai Comuni, ovvero i piani di utilizzo demaniali. Con fatica sono stati portati a questi confronti i “diritti” dei cittadini, ma senza una rimodulazione delle concessioni non è possibile attuarli.

La legislazione Europea con la direttiva sui servizi, nota col nome del commissario Bolkestein, dà questa opportunità. Dovevano gia andare a gara nel 2015 le concessioni, poi il governo le ha perpetuate al 2020 su loro pressione e il 14 Luglio la Corte di giustizia Europea procederà con una sanzione, quindi saranno i cittadini a pagare. Da anni i “balneari” tentano di appropriarsi del tutto degli arenili, tanto che già i passati governi avevano pensato di venderglieli o procedere con concessioni in diritto di superficie di 99 anni.

La lobby sta montando la situazione facendo palesare scenari catastrofici. L’associazione in questa anomalia tutta italiana (non funziona così ad esempio in Francia o Spagna) non è contro “l’impresa”, ma pretende che si dia la possibilità ai cittadini di accedere liberamente alle spiagge senza fare chilometri, alternandole alle concessioni. Non solo, ma quanti cittadini hanno la possibilità di spendere 35 € al giorno per ombrelloni, stradine e servizi di spiaggia? La politica è tutta ripiegata solo ad ascoltare e aderire alle loro richieste, ma i diritti dei cittadini chi li cura?

Il Governo sta approntando una norma per porre i ripari alla incombente sentenza di condanna. Adiconsum lotta per la rimodulazione, per concessioni congrue negli anni e canoni proporzionati alla rendita, perchè si prevedano ristori o prelazioni in caso di loro investimenti e venga favorito chi presenta nei bandi aspetti sociali di accesso ai loro servizi. La Liguria si è fatta loro paladina, ma non ha mai chiesto l’opinione delle associazioni, esattamente come il Governo. Al ” tavolo” devono potersi sedere anche le associazioni che rappresentano i consumatori cittadini.

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